Alla prima Mostra dell’Agricoltura in Addis Abeba le nuove macchine dell’industria agricola italiana

Per l’economia cosiddetta Imperiale l’agricoltura era considerata il pilastro principale dal punto di vista economico. La prima Mostra dell’Agricoltura di Addis Abeba venne inaugurata nel 1940 dal Ministro dell’Africa Italiana Attilio Teruzzi.
«È dall’agricoltura che possono prendere insperati sviluppi le industrie, i commerci, i traffici; è l’agricoltura l’oro che si estrae con la certezza del dogma, perchè è l’oro del sole» scriveva Giuseppe Fabbri nel 1940 sul n. 3 di “Etiopia – Rassegna illustra dell’Impero”.
In Etiopia operavano la Delegazione dell’A.O.I. della Confederazione Fascista degli Agricoltori, i coloni dell’Opera Nazionale Combattenti, l’Ufficio Agrario dello Scioa. la Compagnia Nazionale di Etiopia, l’Ente Cotone A. I., la Colonalpi, la SAMMA “Società Anonima Metallurgica Africa e la UMA “Utenti Motori Agricoli” delegazione AOI. Tutte imprese che esponevano i loro prodotti.

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L’esposizione agricola di Addis Abeba mostrava la prima fase, quella sperimentale, alla quale sarebbe seguita la vera e propria opera dell’avvaloramento terriero, ma soprattutto vennero presentate tutte le nuove macchine prodotte dall’industria italiana per il comparto agricolo.
La Società Coloniale Italiana espose materiale che fino a poco tempo prima l’Italia non produceva: la Mietitrebbia «La Coloniale 18°», costruita dalla «Olmia» di Vercelli appositamente per la nuova colonia.

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Oltre alla Mietitrebbia, la S.C.I. ha esposto i trattori a cingoli «Fiat-Boghetto» 40 HP. con motore policarburante (benzina, nafta, petrolio e alcol). Da notare che, fino a quel momento, l’Italia era legata all’industria estera in fatto di trattrici. La S.C.I. espose anche la «Mietilega-Laverda », falciatrici «Laverda», seminatrici, aratri, monovomeri, bivomeri e trivomeri «Martinelli», Molini «Vottero» a mano per gli indigeni e motoseghe «Balilla», tutti macchinari costruiti per conto della S.C.I. per le Colonie in seguito alle esperienze dirette della Coloniale Agricola nelle proprie aziende.

di Alberto Alpozzi

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