Settembre 1925: iniziano le operazioni nella Somalia del nord. In 13 mesi tutta la colonia sarà pacificata e portata sotto il Tricolore

Obiettivo delle operazioni militari nel Nord della Somalia (sultanati di Migiurtinia, Obbia e Nogal) era “la consegna di tutti i luoghi fortificati e di tutte le armi da fuoco” che avrebbe fatto seguito alla precedente opera politica “di pace e giustizia”. Nodo fondamentale era quindi la questione delle armi, diffuse, diffusissime e in mano a qualunque somalo di sesso maschile. Domandiamoci in quale paese europeo, di ieri e di oggi, era ed è concesso ai cittadini possedere armi da guerra?

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Mogadiscio. Il Governatore de Vecchi decora personalmente un capo cabila con le insegne dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia.

Scrisse nel 1938 il de Vecchi in Politica sociale verso gli indigeni e modi di collaborazione con essi: ““Ogni antinomia fra Stato e individuo o gruppo di individui, fra particolare e universale è superata dalla sicurezza, dalla sensazione tattile di una comune giustizia di Stato che tiene conto di tutte le esigenze di tutte le aspirazioni. Questo è il perfetto Stato coloniale, cioè il perfetto Stato imperiale, nel quale vengono a trovarsi senza sforzo alcuno individui e popoli diversi in una comune patria. Nello Stato ciascuno si riconosce come in un tutto del quale il suo particolare di individuo o di popolo è parte essenziale”.
Le forze impiegate per la pacificazioni della Somalia furono di oltre 12.000 uomini: sei battaglioni Benadir, tre battaglioni eritrei (ridotti a due negli ultimi tre mesi), quattro sezioni mobili di artiglieria da 65 mont., quattro sezioni mobili di artiglieria da posizione 70 mont., 3.000 dubat, 2.500 irregolari di cabila e 500 zaptiè. Per l’ultimo ciclo di operazioni una divisione navale completa e tre aerei della Regia Aeronautica.
Le operazioni ebbero luogo in tre periodi distinti.
– Il primo: 5 mesi per la conquista e pacificazione del territorio di Obbia tra il Settembre 1925 e il Gennaio 1926.
– Il secondo: 4 mesi per la conquista del Nogal tra l’Aprile e il Luglio 1926.
– Il terzo: 4 mesi per le operazioni di completa e definitiva pacificazione della Migiurtinia tra il Novembre 1926 e il Febbraio 1927.
Complessivamente le operazioni durarono 13 mesi.

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Ascirà, Gennaio 1927. Il Governatore della Somalia italiana Cesare Maria de Vecchi di Val Cismon seguito dal maggiore degli Alpini Camillo Bechis passa in rivista i dubat

La Somalia, la Grande Somalia, era stata creata. Ora si estendeva da Ras Chiabone al Golfo di Aden e la sistemazione politico-amministrativa della colonia, una “opera veramente romana”, era diventata una realtà soprattutto grazie all’istituzione delle bande armate di confine: i dubat.
Il tutto avvenne durante il governatorato di Cesare Maria de Vecchi di Val Cismon. La Somalia in quegli anni non solo acquisì una organizzazione amministrativa e la definizione dei confini, ancorché artificiosi (verso l’Etiopia), ma per la prima volta tutte le regioni vennero portate sotto una stessa bandiera, il Tricolore. Non vi erano più somali armati. Solo il governo disponeva di armi da fuoco. In tutto vennero sequestrati 15.337 fucili e 2 cannoni.
“Coraggiosi, avidi, suscettibili, erano uniti dalla lingua, una specie di arabo, dalla loro vita nomade, dalla religione e da null’altro. Non ci fu mai un’autorità centralizzata fra i Somali e comunque quasi nessuna forma d’autorità nella loro società che era indipendente e egualitaria”1.
Questi territori divennero quella Somalia quale oggi conosciamo, che già fu un’idea del Mullah “e che poi verrà perfezionata dal nazionalismo somalo negli anni Cinquanta […] in funzione anti-etiopica, anche grazie a de Vecchi e ai suoi successori, Corni, Rava e Graziani”2.

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Mogadiscio. Somali salutano il Governatore de Vecchi

Infatti l’attuale Somalia, come nome3 e forma, deve la sua costituzione politica all’Italia: “Solo dopo la penetrazione italiana il paese rientrò sotto un’autorità centrale formando un’unica entità conosciuta come Somalia”4.
Prima dell’avvento del fascismo era una frammentazione di regioni: l’Oltregiuba, il Benadir e i diversi Sultanati del nord, divisi e in guerra tra loro.
Dirà il de Vecchi: “dopo le ultime operazioni militari garantisco la pace sicura in Somalia per 30 anni al minimo”5.
L’opera del de Vecchi venne rimarcata a Mogadiscio a fine marzo con l’invito solenne, unico nel suo genere, in moschea dove venne celebrato sotto un grande trofeo di bandiere tricolori, segno di profonda intimità che si era costruito con la comunità somala della capitale.
Il de Vecchi partì in licenza per l’Italia. Rientrò a Torino e alla presenza del Principe di Piemonte Umberto di Savoia, il Duca di Genova, il Duca di Pistoia, il Duca delle Puglie tenne una conferenza al Teatro Regio sulle operazioni militari appena concluse nella Somalia Settentrionale. Nel suo intervento esaltò “lo spirito combattivo delle truppe di colore che cooperarono col loro valore alla conquista”6 ed in particolare come “le Bande bellissima creazione il cui quadrato ardito ed instancabile esecutore, il maggiore degli alpini Camillo Bechis, ha portate al compimento di azioni quasi leggendarie, hanno date le stesse prove di fedeltà e di ardimento unite ad una autonomia e mobilità senza limite”.

di Alberto Alpozzi

NOTE
1. Mockler A., Il mito dell’Impero, Rizzoli, Milano, 1977
2. Del Boca A., Gli italiani in Africa Orientale, Editori Laterza, Bari, 1979
3. Il nome “Somalia” venne attribuito alla colonia con il decreto n. 161 del 5 Aprile 1908
4. Trunji M.I., Somalia: The Untold History 1941-1969, Loohpress, Leicester, UK, 2015
5. L’arrivo del conte De Vecchi. Sue brevi dichiarazioni sulla Somalia, La Stampa, 24 aprile 1927
6. Lo sviluppo e l’avvenire delle nostra colonie, La Stampa, 25 maggio 1927

Il testo dell’articolo è una rielaborazione di alcuni contenuti del libro “Dubat – Gli Arditi somali all’alba dell’Impero fascista” di Alberto Alpozzi, prefazione Mario Mori, Eclettica Edizioni

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2 thoughts on “Settembre 1925: iniziano le operazioni nella Somalia del nord. In 13 mesi tutta la colonia sarà pacificata e portata sotto il Tricolore

  1. E qui discordo sia con te sia con mio bisnonno.
    Chiariamoci, in quello specifico contesto il disarmo delle popolazioni ci poteva stare, perché si facevano la guerra per bande e cabile e perché alcuni praticavano il banditismo.
    Ma il tuo incipit, caro Alberto, seppure relativo alle armi da guerra non mi convince affatto e così neppure la visione statalista che certamente aveva mio bisnonno Cesare.
    Va specificato che in Somalia furono ritirate alla popolazione TUTTE le armi da fuoco, lasciando quelle da taglio e da getto tradizionali per caccia e difesa.
    Il punto era che alcuni rais locali avevano non solo fucili a ripetizione, ma anche mitragliatrici e nel caso del sultano dei Migiurtini Osman Mahamoud, anche delle bombarde, con cui da Capo Guardafui e dintorni bombardava allegramente le navi di passaggio per imporre il suo dazio, o proprio per depredarle. Va da se che nè le milizie, nè il banditismo potevano essere accettati, ne allora ne lo dovrebbero essere ora.
    In condizioni normali (e quelle della Somalia non lo erano) però detenere armi dovrebbe essere un diritto di qualsiasi cittadino di uno stato libero e appunto liberale (cosa che mio bisnonno aborriva). Ovviamente non cannoni e mitragliatrici, ma fucili e pistole perché no?
    Quel che scrive mio bisnonno è proprio la tesi statalista (a mio vedere fallace) della preminenza dello Stato sull’individuo.
    Ed è una delle cose che , a distanza di 100 anni mi separa dal suo pensiero (ma non dal rispetto per la sua memoria).
    La tesi liberale, alla base fra l’altro del 2nd Emendament della Costituzione Americana, è che l’individuo possa essere armato, non solo per difendersi da altri, ma sopratutto per potersi difendere dallo Stato e dalle sue prepotenze.
    Non a caso il controllo sulle armi è la classica prerogativa di qualsiasi regime autoritario e/o dittatoriale.
    Il discorso è lungo e se vorrai lo continueremo, ora mi fermo qui, ma l’aver letto il cappello dell’articolo mi ha fatto sussultare sulla sedia e non mi sono trattenuto dal risponderti.
    Con la stima e la simpatia e l’amicizia di sempre.

    "Mi piace"

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