Libia. Gas e campi di concentramento decisi e autorizzati dall’antifascista Giovanni Amendola nel 1921

“Il decreto di istituzione dei campi di concentramento in Cirenaica risale al 1921, come l’autorizzazione all’uso dei gas. I gas furono utilizzati dal governo Facta e autorizzati dall’allora ministro delle Colonie, l’antifascista Giovanni Amendola, lo stesso che istituì i campi” – Pierluigi Romeo di Colloredo Mels

La vulgata antifascista oggi prevalente fa spesso riferimento alla crudele repressione della rivolta in Cirenaica da parte del cattivissimo Graziani, e ai campi di concentramento in cui era stata internata la popolazione nomade dalla brutale politica mussoliniana.

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Nel 1932 l’Italia fascista pose fine alla lunga riconquista della Cirenaica, iniziata all’indomani della fine del Primo Conflitto Mondiale, ricorrendo a drastiche misure di polizia coloniale, quali la restrizione delle tribù in aree circoscritte e controllate, l’uso dei gas (in due soli casi isolati: nulla, rispetto a francesi e spagnoli negli anni ’20 in Marocco…) e la distruzione del bestiame, che costituiva la principale fonte di sostentamento dei ribelli libici; il capo della rivolta e della guerriglia, Omar el Mukhtar, era stato giustiziato nel settembre del 1931 per ordine del governatore della Libia Pietro Badoglio con la gestione militare di Rodolfo Graziani.
Non si trattava di campi di concentramento nell’accezione diffusasi dopo la Seconda Guerra Mondiale, come s’è affermato, ma di spazi molto più ampi destinati a contenere migliaia e anche decine di migliaia di persone, senza baracche fisse ma sotto tende beduine. Italo Balbo, che abolì questi campi, scrisse degli arabi della Cirenaica che nel 1934 li ho trovati quasi tutti nei campi di concentramento.
Ciò che solitamente non viene ricordato è che il decreto stabilente la misura dell’internamento per ragioni contingenti o di ordine pubblico venne sì emanato dal governatore Giovanni Volpi il 22 dicembre 1922, ma non per una legge fascista, bensì in base al Regio Decreto del 17 luglio 1922, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno quattro mesi prima della Marcia su Roma, quando era ministro delle Colonie del governo Facta Giovanni Amendola, esponente liberaldemocratico, già socialista e repubblicano, nonché padre del futuro leader comunista Giorgio, e di cui il RD del 17/07/1922, porta in calce la firma.

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Lo stesso Giovanni Amendola passato nell’empireo dei martiri antifascisti per la bastonatura inflittagli a Montecatini nel 1925 dagli squadristi di Carlo Scorza e morto in esilio a Cannes l’anno dopo, come conseguenza dell’aggressione, si dice sempre. Per un tumore, ha scritto molto più onestamente il figlio Giorgio.
E proprio Amendola aveva nominato il Volpi governatore della Tripolitania nel luglio del 1921, raccomandandogli di essere spietato con i ribelli usando il pugno di ferro, compreso l’eventuale utilizzo delle armi chimiche contro le mehalla ribelli. Va ricordato che bombardamenti a gas erano stati effettuati oltre che dai britannici anche dai francesi del Maresciallo Liautey sull’Atlante negli anni ’20 e dagli spagnoli in Marocco durante la guerra del Rif contro villaggi civili, e dai britannici lungo la Frontiera di Nord Ovest, e non in due soli casi come avrebbero fatto gli italiani in Cirenaica, ossia nel 1928 contro la tribù dei Mogarba er Razet e nel 1930 a Tazerbo.
Mussolini non fece dunque che continuare quanto iniziato (analogamente a quanto facevano britannici, spagnoli e francesi, peraltro) dai governi socialdemocratici e liberali che lo avevano preceduto.
Il resto è come sempre pura propaganda.

di Pierluigi Romeo di Colloredo Mels

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