Agenti segreti italiani nella Libia dell’800

La Tripolitania e la Cirenaica erano sempre state due obiettivi strategici per il Regno d’Italia fin dagli anni ’80 del XIX secolo. In particolare dopo la crisi italo-francese di Tunisi del 1881, con il conseguente “schiaffo” da parte transalpina, a Roma si iniziò a pensare all’occupazione della Tripolitania come ad una operazione non più rimandabile.
Tuttavia la situazione degli Italiani sul territorio non era la stessa dei primi anni del ‘900, non esisteva ancora nell’ultimo ventennio dell’800 una vasta rete bancaria e d’interessi commerciali nazionali, dunque ben poche informazioni d’ordine militare, politico, economico e sociale potevano pervenire allo Stato Maggiore italiano per “mappare” geopoliticamente Tripolitania e Cirenaica e meglio pianificare l’occupazione.

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Insegna di un ufficio di rappresentanza della Navigazione Generale Italiana

Poiché non vi erano ambasciate italiane a Tripoli e dunque nessun addetto militare, lo Stato Maggiore utilizzò, come agenti sul campo, i civili italiani che avessero in Tripolitania un’occupazione tale da consentirgli l’accesso ad informazioni sensibili. 
Dove non c’erano uffici diplomatici ma dove lo Stato Maggiore presumeva si potesse indirizzare in un tempo più o meno vicino l’azione politico-militare italiana, era prassi stringere accordi con civili di solito bene informati sull’attività politica e militare dello Stato nel quale risiedevano. Così accanto agli ufficiali del Corpo di Stato Maggiore inviati in missione segreta, si affiancava sul territorio una struttura organizzata di agenti civili.
Tripoli era uno dei porti mediterranei nei quali la Società di Navigazione Generale Italiana (Florio-Rubattino) aveva un suo ufficio di rappresentanza utilizzato anche nella gestione della rotta per Suez. Uno degli agenti della Navigazione Generale a Tripoli era Ernesto Labi, il quale fu reclutato dallo Stato Maggiore italiano per raccogliere informazioni circa il traffico navale tripolino, le capacità di immagazzinamento e rifornimento di derrate delle truppe turche colà stanziate e gli avvenimenti della vita politica cittadina.
In servizio a Tripoli dal 1886 al 1910, Labi fu un attento osservatore ed un abile tessitore di relazioni che gli consentirono di mettere in piedi una agguerrita rete di informatori che gli fornirono notizie sui più svariati argomenti. Nelle corrispondenze periodiche inviate a Roma, Labi fornì allo Stato Maggiore l’elenco degli arrivi e delle partenze dei vapori dal porto di Tripoli, la quantità di derrate scaricate ai moli e destinate alla guarnigione ottomana, notizie sulla vita politica ed amministrativa cittadina ma, soprattutto, l’ordine di battaglia e la dislocazione delle forze turche nella Reggenza di Tripoli.

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Manfredo Camperio

Un altro agente segreto italiano attivo a Tripoli negli ultimi anni dell’800 fu Pietro Mamoli, meno “generalista” di Labi e più attento alle questioni prettamente militari. Dotatosi di un codice segreto conosciuto solo nelle segrete stanze dello Stato Maggiore, Mamoli fornì a partire dalla fine degli anni ’80 informazioni sulla struttura delle truppe turche ma anche nozioni geografiche sui tratti di costa migliori per sbarcare soldati, un quadro amministrativo della Tripolitania e della Cirenaica ed uno studio sulle vie di comunicazione di quest’ultima regione. Nel 1881 Mamoli accompagnò in un viaggio d’esplorazione in Cirenaica il capitano Manfredo Camperio, già deputato nel 1874-1876 e fondatore della Società per l’esplorazione commerciale dell’Africa. La gran parte di questi studi fu resa pubblica già nel 1912, al termine della guerra italo-turca dallo stesso Mamoli che pubblicò il libro “La Cirenaica” per la Società Africana d’Italia di Napoli con 7 tra tavole statistiche e carte geografiche frutto del suo lavoro per conto del Corpo di Stato Maggiore.
Alla fine degli anni ’90, con l’aumento della presenza italiana in Tripolitania e Cirenaica, i militari stabilirono un nuovo “modus operandi” per la raccolta d’informazioni e la loro rielaborazione: lo Stato Maggiore sarebbe stato il destinatario delle informazioni raccolte dalla rete consolare (console a Tripoli, vice-console a Bengasi, console generale ad Alessandria d’Egitto, agente consolare a Gabés in Tunisia), dell’addetto militare a Costantinopoli e dalla rete di agenti ed informatori sparsi in Tripolitania e Cirenaica. 
Il materiale raccolto dallo Stato Maggiore veniva così inserito entro una pubblicazione ad uso esclusivo del Ministero della Guerra e del Ministero degli Affari Esteri denominata “Notiziario sulla Tripolitania” che sarà il principale strumento d’analisi nelle mani di chi, tra i politici ed i militari, dovette poi stabilire tempi e modi dell’occupazione della Libia nel 1911-1912. 

di Filippo Del Monte

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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

  • A. Vento, In silenzio gioite e soffrite. Storia dei servizi segreti italiani dal Risorgimento alla Guerra fredda, Il Saggiatore, Milano, 2010
  • N. Labanca, Il generale Cesare Ricotti e la politica militare italiana dal 1884 al 1887, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma, 1986
  • F. Del Monte, La Tripolitania nella politica mediterranea del Governo Crispi II, in “1890: La relazione del generale Luchino Dal Verme sulla frontiera tunisino-tripolina”, L’Italia Coloniale, 22 marzo 2021

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