24-25 Aprile 1936, battaglia di Gunagàdo. 85 anni fa la prova del valore dei dubat

“Sembra che il nostro nemico nelle sue buche si moltiplichi, che dal suolo nascano gli uomini; eppure questa non è terra abissina” Ten. Giorgio de Vecchi di Val Cismon, 1936

Guerra d’Etiopia, Fronte Sud, Gunagàdo, 24-25 Aprile 1936 – Fu una battaglia di 30 ore, metro per metro, buca dopo buca, cespuglio dopo cespuglio, albero dopo albero. Quasi un Vietnam ante litteram d’Etiopia.
Un complesso di unità italiane di circa 30.000 uomini attacca l’armata del degiac Nasibù lungo la linea armata Dagumedo, Hamanlei, Birgot, Sassabaneh, Bullaleh e Gunagàdo.
La colonna del Generale Agostini avanza: militi forestali, Carabinieri comandati dal Tenente Colonnello Citerni e 1.900 dubat agli ordini del Colonnello Camillo Bechis. Al centro del settore la colonna Frusci e la divisione libica del Generale Nasi.

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Nel nuovo volume troverai l’intero resoconto narrato dal Tenente Giorgio de Vecchi di Val Cismon corredato da decine di sue foto personali inedite, la relazione del Colonello Camillo Bechis, una lettera del Maggiore Gambrosier e la battaglia narrata da La Nazione l’11 Giugno 1936 nell’articolo “Con i dubat alla battaglia di Cunugàdo”.

Per la prima volta nella storia coloniale un gruppo di bande dubat, quello del Capitano Busi, si presenta al combattimento con un organico da grande unità: una batteria da 70/15 servita esclusivamente da dubat, una sezione di 22 mitragliatrici composta da soli dubat e trecento fucilieri dubat.
Dopo i primi bombardamenti aerei le bande operanti Bechis avanzano, precedono la banda Farneti e la banda fucilieri del Tenente Puccioni. Al comando col Bechis vi è il Maggiore Gambroisier (un console che aveva rinuciato al grado per poter combattere con i dubat) e di rincalzo la banda “De Vecchi”, al comando del figlio del Quadrumviro già Governatore della Somalia (1932-1928).
Ad un tratto le bande sono investite da raffiche di fucileria e da sventagliate di mitragliatrici: dai fianchi, dalle spalle, dall’alto. Ogni albero, ogni cespuglio, ogni termitaio nasconde e protegge il nemico che, difeso da postazioni naturali e da gallerie sotterranee è sfuggito all’osservazione aerea.
La boscaglia si è trasformata in un inferno di fuoco. Una linea del fronte lunga 3 chilometri, invisibile. La battaglia è violentissima. Gli abissini si sono nascosti all’interno di alberi svuotati i cui tronchi sono stati fortificati dall’interno con lamiere.
Dalle buche il fuoco divampa. Profonde gallerie collegano le postazioni sotterrane e colpiscono alle spalle. Le pallottole dum-dum esplosive fanno a pezzi i dubat che avanzano senza fermarsi, a catena.
La banda “De Vecchi” comandata da Giorgio de Vecchi ha tutti i graduati feriti ed uccisi, ma avanza senza sosta al grido di “Savoia”.

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Giorgio de Vecchi fatica a trattenere i suoi uomini che vogliono dimostrare il loro coraggio: «Fare un poco “Savoia”, signor tenente – eppure hanno visto quanto costano gli assalti, ma hanno l’animo degli arditi e ripugna loro sprofondarsi nella terra invece di affrontare il pericolo a viso aperto. Li freno… […] Lo slancio che hanno proviene da un impulso morale per dimostrare il loro coraggio… […] Meravigliosi: mi specchio in essi trovando nel mio lavoro il completamento delle loro qualità ed inorgoglisco a vedermeli d’attorno quali pensavo potessero divenire» .

de Uecchi, ferid – Siamo della banda de Vecchi, gente in gamba. – Come non amarli?”

di Alberto Alpozzi

1936, Guerra d’Etiopia, Fronte Sud. Il ten. Giorgio de Vecchi di Val Cismon

Al Tenente Giorgio de Vecchi di Val Cismon venne tributata la Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:


«Comandante di banda in aspro combattimento dava prova di grande coraggio, calma e capacità di comando.Caduti feriti i migliori graduati del Reparto, guidava da solo la banda all’attacco di appostamenti nemici in caverna, esponendosi ove maggiore era il pericolo e dando bellissimo esempio di alto sentimento del dovere e di valor militare».
Gunagàdo, 24 Aprile 1936-XIV E.F

Venne concessa sul Campo la Medaglia di Bronzo al Valor Militare (alla memoria) al Dubàt Olàd Abdi Midgàn, con la seguente motivazione:


«Spontaneamente si offtiva pet andare a rititare un ferito rimasto sotto il tiro micidiale e preciso di un centto di resistenza nemico e cadeva gravemente ferito al capo egli stesso in tale pietosa missione. Nonostante le cure prodigategli decedeva poco dopo».
Gunagàdo, 24-21 Aprile 1936-XIV.

FONTI
– De Vecchi di Val Cismom, Dubat – Gli arditi neri, Mondadori, Miliano, 1936
Con i dubat alla battaglia di Cunugàdo, La Nazione, 11 Giugno 1936 nell’articolo

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