L’industria per il recupero dei pneumatici nell’Asmara del 1939

Nell’anno 1939 la sola città di Asmara, capitale della colonia italiana d’Eritrea, con 88.815 abitanti, dei quali 50.433 italiani, possedeva oltre 13.000 automezzi, cioè uno ogni 6 cittadini. La benzina costava L. 1,62 al litro. I viali principali della città, Viale Ciano – De Bono – Mussolini – Cadorna, supportavano quotidianamente un flusso di traffico di 800 veicoli all’ora. Attraversare la città da un capo all’altro, significava all’epoca, percorrere una decina di chilometri.
La colonia era in pieno sviluppo e questo era affidato alla velocità dei traffici commerciali che per lo più si muovevano su automezzi producendo una usura formidabile dei pneumatici.
La distanza dall’Italia e gli ingenti dazi da pagare per il passaggio di Suez portarono all’impianto di un nuovo stabilimento Pirelli ad Asmara, terzo dopo quello di Mogadiscio e di Addis Abeba, per la ricostruzione completa e parziale dei pneumatici.

Tre vasti nuovi capannoni occuparono un’area di circa 4.000 mq lungo la via Garibaldi di circonvallazione.
Vi si praticava anche la ricostruzione integrale del battistrada prolungando così la vita e la possibilità d’impiego del pneumatico usato, mediante il costo della sola ricostruzione, consentendo in tal modo un notevole risparmio nell’importazione delle materie prime.
La lavorazione avveniva in parte manualmente, affidata a tecnici e operai appositamente trasferiti in Asmara dallo stabilimento centrale di Milano, e in parte meccanica per la vulcanizzazione.
Per la vulcanizzazione il nuovo stabilimento asmarino disponeva di un impianto adibito alla produzione del vapore ad alta pressione, completo di tutte le strumentazione per l’alimentazione dell’acqua e del combustibile.
Una vera e propria industria italiana e totalmente autarchica sulla scia delle necessità dell’epoca.

di Alberto Alpozzi

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