La circolazione monetaria nella colonia d’Eritrea

Immaginatevi quando nel 1885 gli italiani arrivarono in quella che poi diventerà l’Eritrea, la nostra Colonia primogenita. Trovarono stranieri ovunque che la occupavano, dagli etiopi, ai sudanesi, agli egiziani. Non c’era nulla se non piccoli villaggi di capanne. Gli scambi commerciali avvenivano ancora con il baratto ed in piccola parte con l’utilizzo del tallero di Maria Teresa, una moneta austriaca che già non aveva più corso legale sin dal 1857. Infatti, come moneta divisionale, dato che il tallero non aveva multipli o sottomultipli, si utilizzavano,al momento dell’occupazione italiana, le cartucce ed i cubetti di sale, questi ultimi ancora in uso in Dancalia. La coniazione del tallero risaliva alla convenzione monetaria del 1753 e diventò la base del sistema monetario austriaco sino al 1857. Le ragioni del successo di questa moneta d’argento con titolo 833,3/1000, il cui valore veniva determinato in base al prezzo di mercato dell’argento, vengono ben illustrate dalla relazione presentata nel 1905 dall’avvocato Gagnasi, al Congresso Coloniale di Asmara. Egli dice: “per gli indigeni il biglietto di banca ben poco conta nei loro usi,rara eccezione fatta per i commercianti di primissimo valore. La carta moneta, facile a perdersi, logorarsi e lacerarsi, senza alcuna valenza di valore intrinseco, non può essere apprezzata da essi ne ispirare fiducia alcuna. L’accettano quando non possono farne a meno affrettandosi però a cambiarla al più presto in talleri di Maria Teresa”. Il tallero si diffuse dalla fine del 18° secolo nell’Africa orientale diventando il principale mezzo di pagamento. Data questa situazione le autorità italiane avrebbero dovuto conservare l’esistenza limitandosi a introdurre gradualmente la lira e mantenendo la doppia circolazione fino alla completa acclimatazione della nostra moneta. Al contrario, ignorando gli usi e costumi locali, il governo italiano volle introdurre sia in Eritrea che in Somalia un sistema monetario autonomo, basato rispettivamente sul tallero eritreo e sulla rupia d’argento italiana. I risultati furono ovunque negativi. In Eritrea quindi, la maggioranza delle transazioni veniva effettuata in talleri teresiani, ma nelle zone costiere circolavano rupie indiane e piastre egiziane. La moneta italiana cominciò a diffondersi dopo il 1885 tra i residenti italiani e i commercianti eritrei che avevano con loro rapporti d’affari. Soltanto i pezzi della lira divisionaria, da 5 e 10 centesimi incontravano il favore dei locali per le minute trattazioni.Inizialmente le autorità militari mantennero lo “status quo” consentendo la contemporanea circolazione del tallero di Maria Teresa e la Lira. Nel 1890 il RD 7049 introdusse in Colonia un sistema monetario autonomo, basato sul tallero eritreo. Questa moneta argentea, con un titolo di 800/1000, inferiore a quello di Maria Teresa (833/1000), aveva come sottomultipli monete d’argento nelle pezzature da 4/10, 1/10 di tallero e di bronzo (da 2710 e 17100 di tallero eritreo). Per collegare il sistema monetario eritreo così concepito a quello italiano, il governo introdusse il principio nominalistico, stabilendo che un tallero eritreo valeva 5 lire. Siffatto provvedimento venne sentito dagli eritrei come una vera e propria truffa perché si era voluto attribuire ad una moneta con un titolo inferiore a quello del tallero teresiano, un valore fittizio quasi doppio (tutto ciò è esaurientemente descritto nel libro di Ercole Tuccimei “Banca d’Italia in Africa” scritto nel 1998). La situazione si complicò quando l’Austria, con l’inizio della prima guerra mondiale, sospese il conio dei talleri. Il governo in Eritrea fu costretto ad adottare misure tendenti a limitare la circolazione del tallero di Maria Teresa, a vantaggio della moneta eritrea con divieto di accettarne nelle casse dello stato e con imposizione di dazi doganali sulle monete che venivano importate. Nel 1918 venne introdotta una nuova moneta denominata “tallero d’Italia” che possedeva tutte le caratteristiche della moneta teresiana anzi, con tenore d’argento superiore. Pur essendo accompagnato da più idonei requisiti, il tallero d’Italia non fu accolto favorevolmente finché il governo non consolidò progressivamente la circolazione delle monete italiane, cartacea e metallica.

N.B. Oggi un tallero di Maria Teresa in buone condizioni vale sul mercato numismatico 1.000 euro.

di Pasquale Santoro

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