Le incursioni del “Mullah pazzo” e quella “lezione” di guerra degli italiani agli inglesi

Arida, inospitale, abitata da tribù bellicose dedite al brigantaggio ed alla pirateria, la parte settentrionale della Somalia non avrebbe mai potuto attirare l’attenzione di Londra se non fosse stato per il porto di Berbera, lungo le rotte che collegavano l’India al Mar Mediterraneo e dunque all’Inghilterra. E fu proprio per questo che, nel 1884, un corpo di spedizione del Governo Coloniale indiano occupò la zona e quattro anni più tardi fu istituito il Protettorato del Somaliland.

Abitata da tribù bellicose, si è detto, e infatti nel 1896 un capo religioso somalo di nome Sayyid Muhammad ʿAbd Allāh Hassān, fondamentalista islamico dedito alla Jihād, mise in piedi con l’aiuto degli ottomani un esercito moderno noto come Maaraweyn, composto da sette reggimenti dai 1.000 ai 4.000 soldati ciascuno e appoggiato da una cavalleria che andava ai 5. 000 ai 10.000 uomini. Con questa forza, Hassān, che nel frattempo aveva fondato nell’entroterra somalo settentrionale uno stato indipendente denominato Derviscio, muoveva guerra agli inglesi (a Nord), agli italiani (che controllavano la parte centro-meridionale della Somalia) e agli etiopi cristiani, inanellando una serie di successi che spinsero Londra a prendere provvedimenti. Una prima spedizione fu inviata nel 1902 (2.300 tra mercenari somali e soldati kenyoti guidati da ufficiali bianchi*), ma cadde in un’imboscata delle forze dervisce venendo annientata. Nel 1903, Londra mandò allora un contingente di 5mila soldati etiopi, ma anch’esso fu sconfitto e gli inglesi costretti a ripiegare sulla costa. Di fronte alla seria possibilità che Hassān potesse raggiungere l’Oceano Indiano, separando così la Somalia britannica da quella italiana e acquisendo un’importanza strategica decisiva, Londra organizzò un contingente questa volta molto più grande dei precedenti, ovvero 7.800 uomini (quasi tutti indiani, etiopi e kenyoti) che batterono il nemico costringendolo alla resa in cambio del riconoscimento ufficiale dello Stato Derviscio.

Tre anni dopo, tuttavia, il “Mullah Pazzo”, così era stato soprannominato Hassān in Europa, riprese le ostilità, scatenando in questo caso anche la reazione degli italiani. In accordo con loro e con gli etiopi, Londra isolò lo Stato Derviscio chiudendo i suoi confini terrestri ed imponendogli un blocco navale e nel 1912 creò il Somaliland Camel Corps, una truppa composta da soldati somali e ufficiali britannici che muovendosi a bordo di dromedari riusciva a rivaleggiare in mobilità con le milizie di Hassān. Mentre però gli inglesi avrebbero subito un’altra pesante disfatta, sulla collina di Dul Madoba il 9 agosto 1913 quando 110 uomini del Somaliland Camel Corps e 300 guerriglieri di una tribù somala alleata vennero sterminati insieme al loro comandante (il colonnello Richard Conyngham Corfield), a Sud gli italiani e i loro ascari inflissero ad Hassān una serie di pesanti rovesci, allontanandolo per sempre dal mare. Sempre gli italiani sarebbero stati decisivi con la loro azione di intelligence durante l’ultima serie di offensive che nel 1919-1920 (su iniziativa dell’allora Ministro della Guerra britannico Winston Churchill) avrebbero decretato la sconfitta definitiva dello Stato Derviscio, già pesantemente indebolito dal blocco navale e dal declino ottomano. Costretto a fuggire in Etiopia insieme ad un manipolo di fedelissimi, Sayyid Muhammad ʿAbd Allāh Hassān  sarebbe morto a causa di una banale influenza il 21 dicembre del 1920. Per alcuni un eroe e per altri un criminale, aveva 64 anni.

di Davide Simone

NOTA: *noti come King’s African Rifles

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