Caratteri della colonizzazione italiana in Libia

Testo e immagini tratte dalla pagina Facebook “Vivere gli Anni ’30”

La nuova grande fase della colonizzazione libica è – si può dire – il problema “pacifico” all’ordine del giorno. Tutti ne parlano in Libia e in Italia. La pubblicazione del Calendario del Regime che fissa alla data del 29 Ottobre, all’alba del nuovo anno fascista la partenza da Genova delle diciassette navi di alto tonnellaggio trasportanti i primi 15.000 contadini, ha sanzionato l’imminenza dell’avvenimento.Le case coloniche che con sorprendente celerità sono state assegnate a varie imprese di costruzioni in Tripolitania e Cirenaica stanno per essere ultimate e sistemate opportunamente per poter alloggiare le famiglie prescelte dal Commissario per la Colonizzazione e le Migrazioni. Si tratta di 1800 edifici costruiti in Cirenaica e in Tripolitania, edifici che comprendono oltre alle case per le famiglie, la stalla, una rimessa, il forno, il pozzo e un cortile cintato a muro per la difesa dai venti africani. Le case sono state dotate del necessario ammobiliamento ed è stato provveduto per il servizio idrico in talune località mediante acquedotto e altrove con pozzi normali. Oltre le case coloniche sono stati costruiti i relativi villaggi in numero di dieci: “Breviglieri, Bianchi, Oliveti, Giordani, Gioda, Crispi, Baracca, Battisti, Oberdan, d’Annunzio” composti della sede municipale, Casa del Fascio, Chiesa, Scuole, Ambulatorio, ecc; questi edifici fanno corona ad una piazza all’uso italiano, offrendo un aspetto pittoresco e del tutto nuovo alle vallate del Gebel cirenaico e alle distese una volta così melanconiche della pianura tripolitana.

Il Maresciallo Balbo partecipa coi notabili arabi ad un tradizionale “cuscus”

La colonizzazione libica entra nella fase significativa e moderna del popolamento: fase e metodo prettamente italiani che capovolgono i criteri e la mentalità della vecchia colonizzazione europea. E’ stato detto, ed è giustissimo, che l’Italia di Mussolini non concepisce le colonie come terre di semplice sfruttamento ma come un’opera di civilizzazione per gli indigeni e di potenziamento per la nostra Patria. Gli autoctoni non hanno perciò nulla da temere della colonizzazione demografica che l’Italia ha iniziato in Libia e svilupperà certamente in A.O. Infatti durante il minuzioso e importante sopralluogo che il Maresciallo Balbo ha compiuto in Cirenaica, il 29 di luglio è stato effettuato un convegno nella vallata dell’Uadi el Atrun che resterà memorabile nelle cronache e nella fantasia delle popolazioni arabe della Libia Orientale. In quel convegno al quale parteciparono circa duecento pastori, contadini e notabili più importanti della regione, fu esaminato il problema della collaborazione degli arabi all’opera di valorizzazione della Cirenaica. Gli arabi esposero liberamente il loro pensiero e i loro desideri, e venne tracciato un programma di colonizzazione che incontrò il pieno favore dei libici. E’ noto che l’attività e le attitudini delle popolazioni arabe si rivolgono quasi esclusivamente alla pastorizia e solo limitatamente all’agricoltura. Sviluppandosi le colture metropolitane occorreva provvedere per salvaguardare e rafforzare la pastorizia e il patrimonio zootecnico soprattutto in Cirenaica dove esiste circa un milione di capi di bestiame. E ciò è stato fatto delimitando zone importanti a nord e sud del “Gebel verde” le quali offrono vaste possibilità di sfruttamento per la pastorizia. Queste terre vengono destinate in esclusiva per i pascoli degli indigeni. Seguendo la politica delle acque (di cui abbiamo parlato nel numero precedente) verranno migliorati anche in queste zone i pozzi e le abbeverate, sistemate le cisterne e provveduto a speciali trivellazioni. La pastorizia non solo avrà assicurato la vita ma sarà posta in condizioni di poter raddoppiare i suoi contingenti.

La grande adunata di agricoltori, pastori e notabili libici presieduta dal Maresciallo Balbo nella vallata dell’Uadi el Atrun, 29/7/1938

Nella riunione di Uadi el Atrun è stata studiata la creazione di tre villaggi agricoli per i libici lungo la fascia costiera della Cirenaica. Un primo villaggio verrà costruito nella stessa zona della grande riunione, e altri due centri saranno costruiti nelle zone vicine. I centri agricoli arabi comprenderanno una moschea, una mudiria, il mercato e un posto di medicazione. Con questa sistemazione sarà concesso agli agricoltori arabi di partecipare all’opera di valorizzazione agricola nella zona costiera, sotto la guida e le provvidenze economiche e morali del Governo attraverso l’Ente della Colonizzazione della Libia. Con questo provvedimento gli arabi vedranno altresì accrescere le loro possibilità materiali per l’esistenza. Da questi semplici accenni balza evidente per chiunque, da quale spirito di profonda umanità e da quanta saggezza abbia origine l’opera nuova di colonizzazione che avrà inizio formale e solenne all’alba dell’anno XVII. Non si tratta di una delle solite vecchie panacee democratiche, buone per tutti i gusti e in realtà buone solo a creare illusioni e sinecure. Qui si tratta di un’opera grandiosa, seria, ponderata e studiata fin nei minimi particolari e impegnativa per la capacità e la volontà dell’Italia di Mussolini. Tutte le grandi opere sociali e pubbliche volute dal Duce hanno un carattere definitivo e totalitario. La riuscita della nuova colonizzazione libica è quindi sicura come è sicura la volontà e la sapienza politica del Capo insuperabile che guida il popolo italiano verso un avvenire sempre più luminoso.

(“Libia”, rivista mensile illustrata, Tripoli, settembre 1938 – XVI)

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