Gli inglesi smantellano la colonia italiana d’Eritrea rubando, svendendo e distruggendo

A volte è necessario ricordarsi anche dei nostri genitori e di quello che passarono a partire dalla conquista degli inglesi dell’Eritrea, terminata il primo Aprile 1941.

Negli anni 40 il colonialismo italiano era ancora in piena auge e si può capire come gli inglesi si prefissassero, fin dal primo momento, di smantellare una realtà che minacciava il loro predominio militare e commerciale in Africa Orientale.

Così da una parte fecero di tutto per allontanare gli italiani con massicce deportazioni in territori lontani, la benevola disponibilità per rimpatri di donne, vecchi e bambini con le famose navi bianche e il diniego del visto di rientro agli ex prigionieri italiani che a fine guerra avevano ancora la famiglia in Eritrea o Etiopia, per finire con le violenze ed uccisioni da parte degli sciftà, coordinate da quel tristemente famoso maggiore Smith, reo anche dell’eccidio di Mogadiscio, e da un certo capitano Martin Braus, che gli stessi suoi colleghi chiamavano ” the King of sciftas”

Dall’altro lato fu attuata la pressochè totale distruzione del patrimonio industriale, sia militare che civile. Le basi di Massaua e Assab furono completamente smantellate e altrettanto avvenne con cinque basi aeree e la ferrovia Asmara-Biscia che sparì dal suolo mentre i motori della teleferica Asmara-Massaua finirono in India. Delle cinquanta miniere in piena attività, dopo poco tempo, ne furono in grado di funzionare solo alcune.

Sparirono gli impianti petroliferi delle isole Dahalak, i macchinari della CITAO, l’intero complesso del cementificio di Gurgusum capace di una produzione giornaliera di 1500 ql. di materiali. L’acquedotto Dogali-Massaua fu disattivato e venduto. Ad Assab svanirono nel nulla i depositi di olio minerale, i serbatoi interrati, i pontili in ferro indispensabili anche per le attività dell’entroterra, mentre i bacini galleggianti andarono a fare bella mostra ad Aden ed in Pakistan.

Furono anche venduti il pontile in ferro di Zula, il ponte in ferro sul torrente Carobel e persino i chiusini delle fogne di Asmara e Massaua. La moneta italiana fu sostituita dalla sterlina East Africa rivalutata di ben 5 volte rispetto al cambio precedente, e ciò consentì a ditte militari inglesi di svuotare “legalmente” magazzini e negozi. Due treni carichi rispettivamente di 1200 e 800 quintali di Talleri di Maria Teresa e di monete da 5 e 10 lire italiane partirono per località ignote.

I danni maggiori li procurarono comunque le continue deprecabili aste (vinte per lo più da ditte egiziane e sudanesi), spesso con l’obbligo di spianare il terreno a demolizione completata. Rasero al suolo oltre 100 fabbricati delle basi navali di Massaua, compreso l’ospedale Umberto I°, i grandi magazzini dell’intendenza di Decamerè, il distretto e le infrastrutture dei quadrupedi in Asmara, i padiglioni dello stabilimento di Debarowa, la residenza di Tessenei, le belle case cantoniere, fatte saltare con l’esplosivo.

Requisirono anche le auto da corsa, si impossessarono delle abitazioni italiane per andarci a vivere con le loro famiglie.

Se ne andarono nel 1952. Gli italiani erano riusciti, nonostante la loro presenza a creare un miracolo economico nuovo. I nostri genitori seppero vincere la loro battaglia civile e gli inglesi, in quella ultima loro ridicola parata di commiato, masticavano amaro.

I nostri genitori ci hanno lasciato l’eredità di poter vivere per tanti anni ancora in un mondo straordinario ma loro non potevano dire lo stesso. Loro avevano pagato un prezzo, spesso molto alto.

di Pasquale Santoro

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