I saccheggi inglesi ai danni dell’Eritrea

Secondo Sylvia Pankhurst nel suo libro “Eritrea on the eve : the past and future of Italy’s “first-born” colony” sono innumerevoli i saccheggi perpetrati dagli inglesi in Eritrea dopo aver sconfitto il Regno d’Italia nella secondo guerra mondiale ed aver preso possesso di quei territori.
Nel suo libro la Pankhurst afferma che gli inglesi in poco tempo si apprestarono allo smantellamento di tutte le attrezzature industriali e della spogliatura del legno, del ferro e dell’acciaio a beneficio dei territori gestiti dagli inglesi in Africa, Medio Oriente e Asia.
imperialismo inglese_saccheggiEcco alcuni esempi:
la base navale nel porto di Massaua, costruita per contenere 1.000 marinai, era stata rasa al suolo con i bulldozer. La sede della Marina, un ospedale da 500 posti letto con il suo impianto di condizionamento, le petroliere, i serbatoi principali di approvvigionamento idrico, le unità elettriche, il magazzino navale, gli uffici doganali – più di 75 in tutto – erano stati ridotti in polvere e macerie.
Sempre Massaua furono smantellate le fabbriche di cemento e inviate in Sudan. Un aero era stato venduto in Egitto. Una draga che funziona all’interno del mare era stata venduta. Il pontile galleggiante e due gigantesche gru erano stati inviati in Pakistan, Egitto e Malta; mentre 500 serbatoi di petrolio sono stati rasi al suolo e 20 stazioni radio smantellate. Inoltre, lungo la costa della città di Zula, erano state demolite 400 case di ufficiali italiani; a Fatma Dari, venduta una fabbrica di sali di potassio.
A Zula, 5,7 km di binari ferroviari 850 punti ferroviari, 3 tonnellate di bulloni, 20 giradischi e 71 camion erano stati inviati in Kenya. Anche altri 1.500 m di filo spinato, 3 piccole gru, 1 molo d’acciaio, 1 segnale d’acciaio e 1 capanna d’acciaio sono stati venduti.
Da Assab una stazione radio è stata trasportata in Kenya, le attrezzature di uan fabbrica di sale spedite ad Aden e i motori delle navi distrutte rimessi in vendita. Trecento carri ferroviari, oltre a materiale da costruzione ferroviario importato dagli italiani per collegare Agordat con la città etiopica di Gondar, erano stati svenduti, così come i motori che azionava la straordinaria funivia Eritrea lunga 75 lm, costruita dall’Italia tra il 1937 e il 1941 per collegare Asmara con Massaia.
A Gora, un altro aeroporto era stato demolito ed trasportato in India.
In totale, furono smantellate ed esportate più di 600 industrie pesanti e leggere. Trevaski, che lavorava come ufficiale coloniale britannico in Eritrea, nel suo libro “Eritrea: A colony in Transition” lascia trapelare il fatto che la produzione di oro dell’Eritrea a Bisha era stata paralizzata e le forze alleate rimuovevano l’attrezzatura mineraria, le cui sostituzioni erano difficili e spesso impossibile da rimpiazzare. Anche le industrie ittiche eritree sono state paralizzate dall’acquisizione di attrezzature insostituibili. Trevaski stima che le attività totali perse siano comunque: 1.700 milioni di scellini africani (l’equivalente di 2,26 milioni di sterline inglesi o 3,84 milioni di dollari statunitensi).
La Pankhurst si domanda se i britannici abbiano agito legalmente. L’Inghilterra era stata nominata dalle Nazioni Unite come responsabile dell’assistenza del paese. L’amministrazione britannica aveva il dovere di conservare e custodire i beni in loco. Ovviamente ha abusato di questo mandato.
La ragione di tutti questi orribili sabotaggi ha paralizzato l’Eritrea, così che, una volta paralizzata, si è potuto affermare che l’Eritrea non era in grado di reggersi da sola; quindi, doveva essere annessa all’Etiopia – e questo è esattamente ciò che avvenne. La prova è che il governo britannico ha ricevuto dall’Etiopia una somma di £ 950.000 (2,01 milioni di dollari nella valuta odierna) quando alla fine ha ceduto il controllo dell’Eritrea.
La Società delle Nazioni ( la futura O.N.U.) erano a conoscenza di tutti questi fatti.
Gli eritrei ora vogliono chiedere al governo dell’Eritrea di citare in giudizio il governo britannico per miliardi di dollari di furto durante la sua amministrazione tra il 1941 e il 1952.
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