Chirurgia sotto la tenda nelle terre dell’Impero

“Non ti salva manco Roccatani”

Dalla Ciociaria all’Etiopia, ottant’anni fa il settimanale la Tribuna Illustrata celebrò l’intervento di un medico ciociaro le cui gesta sono rimaste nella memoria dei famigliari e dei suoi pazienti

Articolo di Marco Fantini da “Il Giornale della Previdenza” n° 1/2019, pagg.46-47
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Roccatani_Etiopia (2)Si dice che nei bar di Ceccano, fino ancora a qualche anno fa chi perdeva a carte veniva apostrofato con la frase “non ti salva manco Roccatani”. Ciò che è certo è che la memoria di Ettore Roccatani è arrivata fino ai giorni nostri, tramandata di bocca in bocca dalla Ciociaria all’Etiopia. Merito della sua abnegazione e professionalità, ma anche di un particolare intervento di chirurgia plastica effettuato durante la guerra d’Africa e reso noto esattamente ottant’anni fa attraverso le pagine dell’allora celebre settimanale la Tribuna illustrata.
Figlio di Adele e Raffaele, medico condotto, Roccatani era nato a Sora il 23 aride 1905 laureandosi a soli 23 anni con il massima dei voti. “All’epoca il medico si occupava di ogni tipo di malato, non prestava attenzione alla specializzazione, ma alla necessità del paziente” scrive uno dei figli al Giornale della Previdenza. Roccatani passava così dal citare un ascesso a operare un’ulcera, fino ad effettuare una plastica ricostruttiva. Come nell’episodio narrato nell’articolo qui accanto, che racconta della sta esperienza carne ‘capomanipolo’ durante la guerra d’Africa.
Roccatani_Etiopia (1)“Il medico o, come è chiamato laggiù, l’achim, rappresenta una vera deità di salvezza” scrive il giornalista, che poi racconta come Roccatani abbia restituito a felicità a un giovane “alto, snello e robusto ma, ahimè colla fisionomia terribilmente deformata da un mento mostruoso”.
Tornato in patria dopo aver contratto la malaria, Roccatani fu alla guida dell’ospedale di Sora, Pontecorvo, Fiuggi e Ceccano, e poi direttore di una clinica privata nella stessa Ceccano, dove divenne un mito, le sue mani considerate alla stregua di quelle di un guaritore. “Arrivavano alla nostra porta malati in pigiama sfuggiti furtivamente (dall’ospedale) per essere curati da nostro padre” ricordano ancora i figli.
Gli ultimi anni di vita li dedicò alla libera professione, soprattutto di chirurgo nelle cliniche di Roma tra cui Villa Domelia a Montesacro, Santa Sabina all’Aventino, Villa Nina a Frattocchie. Mori a 57 anni nel 1962 per cancro allo stomaco lasciando cinque figli e la moglie.
Quattro anni più tardi suo figlio più piccolo Enrico, rimasto orfano anche di madre riuscì ad essere ammesso nel collego dell’Onaosi di Peruga grazie a una borsa di studio Enpam.
“Nella ma vita – scrive al Giornale della Previdenza – non smetterò mai di ricordare quella mattina del settembre 1971 quando mia sorella Anna, che era il mio tutore, e in compagnia del suo fidanzato, partì finalmente alla volta di Perugia: ero stato ammesso come convittore all’Onaosi presso il convitto maschile (oggi collegio unico). Subito ebbiun’intuizione che qualcosa doveva cambiare in me e doveva essere importante per il mio futuro…”
Da allora sono trascorsi quasi cinquant’anni, ma Enrico non ha dimenticato il suo papà.
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Roccatani_Chiururgia sotto la tenda
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